Lombalgia. Dalle cause alla prevenzione

Lombalgia. Identikit del mal di schiena più comune

Lombalgia

L’80% delle persone adulte ne ha sofferto almeno una volta nella vita. Ogni anno colpisce il 20% circa della popolazione; nel 4% dei casi il dolore diventa cronico e nell’1% si ricorre a un trattamento chirurgico.

Questi sono i numeri della lombalgia, un disturbo che, come vedi, è davvero molto diffuso, soprattutto nella fascia d’età che va dai 40 ai 50 anni. Si presenta con un dolore localizzato nel tratto lombare della colonna vertebrale (vertebre L1-L5) o che si irradia lungo gli arti inferiori.

In questo articolo trovi una panoramica generale sull’argomento. Attenzione alla postura che assumi mentre leggi: anche una cattiva postura può provocare mal di schiena lombare.

Lombalgia: le cause

Non tutti sanno che la lombalgia non è una patologia, ma un sintomo che può indicare l’insorgenza di varie patologie, sia vertebrali che extravertebrali. Pensa che si possono annoverare oltre 200 possibili cause e, nonostante ciò, in tanti casi non si riesce a stabilire quale problema vi sia alla radice del dolore (si parla quindi di lombalgie idiopatiche).

Molte volte il disturbo è dovuto al sovrappeso, a una postura viziata protratta nel tempo o a un sollevamento di pesi condotto in modo errato (per esempio flettendo in avanti il tronco e lasciando le gambe in posizione estesa), che sono tutti fattori di forte stress per la colonna vertebrale, soprattutto nel tratto lombare.

Ci sono poi cause di tipo specifico, spesso riconducibili a problematiche dei dischi intervertebrali, che hanno il compito di distribuire il carico in modo omogeneo su tutta la colonna. I dischi possono andare incontro a una sofferenza che interessa la loro area più periferica, l’anello fibroso, e questo processo dà origine a una contrattura muscolare. Il cosiddetto colpo della strega nasce proprio da una contrattura muscolare che costringe al blocco: il nostro corpo assume una posizione antalgica, ossia di difesa dal dolore, dalla lombalgia.

Lombalgia: tipologie

Clinicamente, la lombalgia è classificata in base alla sede del dolore e alla durata del disturbo. Si parla quindi di:

  • Lombalgia, il tipico mal di schiena lombare;
  • Lombalgia con irradiazione del dolore all’arto inferiore;
  • Lombocruralgia, quando è interessato il nervo crurale (dolore all’inguine e alla parte anteriore-interna della coscia, fino al ginocchio);
  • Lombosciatalgia, quando è coinvolto il nervo sciatico e quindi la parte posteriore della coscia e della gamba, fino al piede.

In riferimento alla durata del disturbo, l’esame clinico condotto dal medico curante definirà se si tratta di una lombalgia:

  • Acuta: con decorso minore di 3 settimane;
  • Subacuta: da 3 settimane a 3 mesi;
  • Cronica: se il dolore persiste da più di 3 mesi;
  • Ricorrente: se si vive una condizione di benessere intervallata da episodi acuti o subacuti.

Appellandosi a una classificazione di natura eziopatogenica, quindi relativa all’origine del problema, si può parlare di lombalgia:

  • viscerale;
  • muscolare o tendinea;
  • vertebrale.

Caratteristiche, sintomi e cause della lombalgia di origine viscerale, muscolo-tendinea e vertebrale

Nelle lombalgie viscerali vi è all’origine una patologia delle strutture anatomiche addominali, dello scavo pelvico e del retroperitoneo, come un’ulcera gastrica, un aneurisma dell’aorta addominale, o, ancora, malattie legate all’utero o alla prostata. La visita non rileverà contrattura dei muscoli paravertebrali, né cambiamenti dell’intensità del dolore in base ai movimenti della colonna.

Nelle lombalgie di origine muscolare o tendinea, derivate da infiammazioni o traumi di muscoli o tendini del tronco e del bacino, si avverte dolore acuto o subacuto, che si accentua con i movimenti.

Le lombalgie legate alle patologie vertebrali sono decisamente più frequenti e possono derivare da discopatie, stenosi, scoliosi, osteoporosi, spondilosi, spondiloartrosi, o anche da fratture o tumori.

Ma non è il caso di allarmarsi e pensare subito al peggio!

Cosa si fa in caso di lombalgia

Diciamo pure che il 90% delle lombalgie e il 50% delle lombosciatalgie regrediscono spontaneamente nell’arco di un mese.

A ogni modo, è sempre bene consultare il proprio medico, che, anche in base alla storia familiare, saprà indirizzare verso il giusto percorso terapeutico, medico e/o riabilitativo. Solo in rari casi si arriva alla chirurgia.

Il medico può prescrivere antinfiammatori, riposo, massoterapia, calore e l’uso di un bustino che aiuti a togliere il carico dal tratto lombare.

La riabilitazione, per ridurre la contrattura muscolare e l’eventuale presenza di compressione neurologica (che si accerta attraverso specifici esami come RX e risonanza magnetica), è fondamentale nelle lombalgie croniche, affinché si possa tornare pian piano a prendere confidenza con la propria schiena.

Si può prevenire la lombalgia?

La prevenzione parte prima di tutto dal luogo di lavoro, dove bisogna sforzarsi di mantenere una postura corretta. Importante è anche la ginnastica che ci aiuta nella cosiddetta igiene della colonna vertebrale: utili sono gli esercizi per tonificare i muscoli addominali, in modo che possano essere da ausilio alla colonna vertebrale.

Allora, ti è stato utile questo identikit della lombalgia? Spero di sì, e, nel caso tu stia soffrendo di mal di schiena in questo periodo, ti invito a rivolgerti al tuo medico curante.