L’instabilità della spalla: cause e rimedi

Ti ho già parlato diverse volte dell’articolazione della spalla e delle varie patologie che possono colpirla, ma oggi voglio fare un focus sull’instabilità della spalla. Passando in rassegna l’anatomia di questa articolazione così importante e i sintomi che caratterizzano la sua instabilità.

Come sai, l’articolazione della spalla è la più mobile del corpo umano per permettere di spostare agevolmente la mano nello spazio intorno a noi.

L’ampia escursione articolare è favorita dalla modesta congruenza dei capi articolari ma ciò la espone a problemi di stabilità.

Caratteristiche anatomiche della spalla

L’articolazione della spalla è formata da due capi articolari: la testa omerale e la glenoide della scapola. I due capi ossei sono uniti dalla capsula articolare che è rinforzata nella parte anteriore e inferiore da tre legamenti gleno-omerali. La congruenza tra i due capi articolari è migliorata dalla presenza del cercine glenoideo (anello fibro-cartilagineo al margine della cavità glenoidea della scapola) che rende la superficie glenoidea più continente.

Altre strutture anatomiche fondamentali per la stabilità della spalla sono: i muscoli e i relativi tendini della cuffia dei rotatori e del capo lungo del bicipite brachiale.

Le cause dell’instabilità della spalla

L’instabilità della spalla può essere di due tipi:

  • post-traumatica: dopo un evento traumatico si ha la perdita completa o parziale (sublussazione) dei rapporti articolari tra testa omerale e glenoide;
  • di natura idiopatica, dovuta a un’eccessiva elasticità-lassità delle strutture capsulo-legamentose (strutture necessarie a mantenere unite le estremità di due ossa contigue, permettendo il movimento di una rispetto all’altra).

L’instabilità microtraumatica

Negli sportivi si può verificare un tipo di instabilità definita “microtraumatica” dovuta alla ripetizione di un gesto atletico ai gradi estremi dell’escursione articolare. Questo, nel tempo, provoca delle piccole lesioni delle strutture stabilizzatrici articolari, determinando una micro-instabilità che rende la spalla inefficiente a eseguire il gesto atletico ai massimi livelli.
La perdita di stabilità della spalla è sostenuta da lesioni anatomopatologiche di varia gravità che possono interessare i tessuti molli e il tessuto osseo.
Nelle forme di instabilità atraumatica o idiopatica abbiamo costituzionalmente un aumento di volume della capsula articolare con lassità che interessa anche i legamenti di piccole dimensioni. In questo caso si riduce anche anche il cercine glenoideo. Queste strutture per eventi traumatici anche modesti possono essere sede di lesioni.

Nell’instabilità post-traumatica abbiamo la coesistenza di lesioni, di varia gravità, sia dei tessuti molli sia dell’osso, a seconda dell’importanza del trauma e del numero di recidive.
A carico dei tessuti molli può verificarsi il distacco del cercine glenoideo antero-inferiore. Oltre alla sua lesione e usura, si associa la minor efficienza del legamento gleno-omerale inferiore che può essere anche sede di lesione insieme alla capsula.
Le lesioni a carico del tessuto osseo interessano la testa omerale nella sua parte postero-superiore (frattura da impatto di Hill Sachs). Inoltre si può avere la lesione della parte antero-inferiore della glena, come la frattura di un frammento osteo-condrale (lesione di Bankart ossea) o una usura di questa area di glena per le ripetute lussazioni.

Quali sono i sintomi dell’instabilità della spalla?

Adesso ti parlo della sintomatologia che è tipica di coloro che soffrono di instabilità della spalla, nella fase acuta della lussazione:

  • dolore,
  • impotenza funzionale con atteggiamento coatto dell’arto superiore coinvolto;

Mentre nelle recidive spesso la sintomatologia è più modesta e l’articolazione frequentemente viene autoridotta; rimane una limitazione funzionale per le attività che comportano movimenti di abduzione ed extrarotazione.

I rimedi

L’approccio terapeutico all’instabilità di spalla è in primis conservativo (riduzione della lussazione, controllo radiografico e immobilizzazione dell’arto superiore).

In caso di lussazione recidivante e in selezionati casi di lussazione acuta (fratture della glena, lesioni tipo Bankart in giovani sportivi in cui è elevato il rischio di recidiva) trova indicazione il trattamento chirurgico. Quest’ultimo si propone di riparare le lesioni intra-articolari che più spesso interessano il cercine, i legamenti e la capsula e prevedono la reinserzione del cercine glenoideo e il ritensionamento delle strutture capsulo-legamentose.

Nei casi selezionati in cui le lesioni sono molto estese si può associare la tenodesi del sottoscapolare. Con questo intervento i tendini diventano mezzi di contenzione dell’articolazione, in sostituzione dei legamenti naturali.

Queste procedure vengono usualmente effettuate in artroscopia.

L‘artroscopia ha il vantaggio di una minor invasività, poiché l’intero intervento avviene tramite tre piccole incisioni di 4-5 mm. L’artroscopia evita i danni ai muscoli sottoscapolare e deltoide e alla capsula articolare che vengono in parte violati negli interventi a cielo aperto.
Durante l’intervento viene valutato lo stato dei tendini della cuffia dei rotatori. Questi ultimi possono, talvolta, lesionarsi nei soggetti con storia di più lussazioni e di età superiore a 45 anni.
Quando sono presenti importanti lesioni della glena che ne comportano una riduzione della superficie del 20% o più, trova indicazione l’intervento chirurgico a cielo aperto di Latarjet. Questo intervento ricostruisce il deficit osseo utilizzando una parte della coracoide (parte della scapola).

Tempi di recupero

Dopo l’intervento, la spalla viene immobilizzata per circa tre settimane. La fisioterapia inizia con progressione già dall’immediato post-operatorio e il ritorno alle attività quotidiane avviene dopo 40-50 giorni. La ripresa dell’attività sportiva, invece, necessita di 4-6 mesi, a secondo del tipo di disciplina.
Se dopo un evento traumatico percepisci dolore e difficoltà a svolgere i movimenti quotidiani con la spalla, non esitare, rivolgiti a uno specialista. Spero che questo articolo sia stato interessante. Alla prossima!