Attività lavorativa e lombalgia: come riconoscerla e contrastarla

Oggi voglio affrontare il tema della lombalgia e di come molto spesso la nostra vita lavorativa influisca sull’insorgere di questa patologia.

Non è la prima volta che scrivo su questo argomento, infatti, puoi trovare un altro approfondimento in Lombalgia: dalle cause alla prevenzione

Il mal di schiena è una patologia estremamente diffusa. Interessa entrambi i sessi, colpisce maggiormente le persone anziane e circa il 90% della popolazione mondiale ha avuto almeno un episodio di mal di schiena nell’arco della vita.

Le differenze tra lombalgia e cervicalgia

La forma più comune di mal di schiena è la lombalgia, tanto comune che spesso vengono intesi come sinonimi. Il termine lombalgia identifica il dolore alla parte bassa della schiena, la regione lombare appunto, che si irradia, poi, ai glutei o alle gambe.

Un’altra forma comune di mal di schiena è la cervicalgia; interessa il 20-25% della popolazione ma i casi sono in aumento perché collegati ai nuovi stili di vita, caratterizzati da lavori sedentari, con molte ore passate davanti al computer.

Entrambe queste manifestazioni del mal di schiena, nella maggior parte dei casi, tendono a risolversi con il semplice riposo. I casi più severi, invece, possono portare a una riduzione importante e permanente della qualità della vita di una persona.

Nella maggior parte delle persone il dolore tende a recidivare o ripresentarsi.

Nel 20-40% dei casi il disturbo si presenta nuovamente entro un anno dalla prima manifestazione e nel 70% delle persone continua a mostrarsi nell’arco della vita.

Sebbene la maggior parte delle volte il dolore vada incontro a una remissione spontanea con il semplice riposo, alcune volte risulta essere più persistente e addirittura a cronicizzare.

Diversi modi per chiamare il dolore alla “schiena”

Comunemente il dolore che percepiamo lo localizziamo vagamente nella “schiena”, in realtà si tratta di una complessa struttura che in anatomia prende il nome di rachide.

Il Rachide è l’insieme delle componenti:

  • ossee (vertebre e colonna dorsale),
  • muscolari,
  • tendinee,
  • legamentose,
  • vascolari e nervose (nervi e midollo spinale).

Questa struttura è innervata da fibre nervose che emergono dalle vertebre e si portano, poi, alla periferia adducendo stimoli nervosi di qualunque tipo, tra questi anche il dolore.

Esistono diverse componenti del dolore:

  • Dolore Nocicettivo: dovuto ai recettori presenti a livello articolare:
    • i dischi intervertebrali;
    • le capsule articolari;
    • i muscoli.

Queste strutture possono trasmettere uno stimolo nocicettivo in risposta a quadri infiammatori, traumatici o degenerativi.

  • Dolore Neuropatico: dovuto a una condizione che interessa direttamente il nervo, che sia una lesione o una compressione.

Questo tipo di dolore viene spesso percepito in zone che non sono effettivamente le responsabili del dolore. Si tratta spesso di un dolore riferito e tende ad essere persistente e a cronicizzare. Il classico esempio è quello della compressione delle radici nervose prodotta da un’ernia del disco.

Fortunatamente solo una piccola parte delle lombalgie ha un carattere neuropatico.

Dolore acuto o dolore cronico?

Il dolore può essere distinto in acuto o cronico:

acuto, quando si manifesta subito dopo l’insulto somatico e tende a risolversi in meno di 30 giorni;

cronico, quando dura oltre 30 giorni e/o tende a persistere, anche con delle fasi di benessere alternate a periodi di malessere.

Il dolore acuto può evolvere in cronico sulla base di molti fattori:

  • psichici o sociali;
  • fisici, quali il basso livello di attività fisica, il fumo, il sovrappeso o il ripetersi della causa scatenante del dolore (ad esempio posture errate, movimenti scorretti)

Il dolore però non deve assumere solo una connotazione negativa. E’ un meccanismo di difesa, un metodo attraverso il quale il nostro organismo ci consente di evitare certi movimenti scorretti e dannosi o ci dà un segnale d’allarme per una lesione che potrebbe compromettere il normale movimento, così da impedirci di danneggiare ulteriormente il rachide.

Identikit della lombalgia

La lombalgia è un dolore che si manifesta in un qualunque punto tra le scapole e le pieghe glutee inferiori, con o senza irradiazioni verso altri distretti.

Sono numerose le patologie che si manifestano con un dolore al rachide e, come abbiamo visto, con questo termine si intende una struttura molto complessa e variegata e tali possono essere le cause del dolore e ancor più diversificata la terapia.

Tra le più frequenti troviamo:

  • lombalgia non-specifica: è sicuramente la condizione più frequente, caratterizzata da una sintomatologia dolorosa con localizzazione tipica; non deve avere come cause un‘infezione, metastasi, tumore, osteoporosi, fratture o patologie neurologiche. Generalmente è una lesione muscolare o legamentosa causata da uno sforzo, un movimento scorretto o una postura innaturale;
  • patologie delle vertebre: in condizioni quali la spondilosi o la spondilodiscite (una degenerazione vertebrale e/o del disco fibrocartilagineo interposto) la lombalgia si accompagna a febbre e contrattura muscolare. In caso di Spondilolistesi (uno scivolamento vertebrale), la lombalgia è il sintomo principale che tenderà ad aumentare con lo sforzo fisico;
  • fratture: sia vertebrali che costali;
  • tumori;
  • ernia discale, (già citata nel dolore neuropatico).

Come il lavoro può influire sulla lombalgia?

Il mal di schiena è strettamente correlato all’attività lavorativa. Le cause che maggiormente espongono il lavoratore al mal di schiena sono:

  • il lavoro fisico intenso e, in particolar modo, quello che comporta un carico articolare con la flessione del tronco;
  • frequenti sollevamenti di pesi;
  • postazioni di lavoro che impongono scomode e statiche posture.

Alcuni studi effettuati sugli operatori sanitari (OSS e Soccorritori in particolare) hanno evidenziato come l’80% di questi soffrisse di lombalgia e l’83% manifestasse questo dolore dopo aver trattato un gran numero di pazienti e per il 70% dopo aver mantenuto la stessa scomoda posizione per lungo tempo.

Nel 70% dei casi il mal di schiena si verificava entro i primi 5 anni dall’inizio dell’attività lavorativa ed entro i 30 anni. Inoltre sembra esser maggiormente colpito il sesso femminile.

Ciò potrebbe essere imputabile alla ridotta qualità minerale ossea, alla struttura anatomica (solitamente più esile) e alla minor forza muscolare, che caratterizzano il genere femminile.

In questo caso sarebbe opportuno utilizzare i cosiddetti comportamenti autoprotettivi, che consistono nel prevenire il mal di schiena prima che questo compaia, cercando di scaricare il lavoro fisico sulle gambe e non sulla schiena e facendosi aiutare da un collega mentre si tratta/sposta un paziente.

Lo stesso discorso si può applicare a qualunque altra mansione che preveda lo spostamento di pesi maggiori di 5kg per più volte nell’arco della giornata.

Anche la postura influisce sulla lombalgia

Come già accennato in precedenza, la postura non corretta può avere un ruolo centrale nell’insorgenza del mal di schiena. In particolar modo con l’era digitale, che avanza inesorabile, è opportuno andare a vedere cosa accade a chi lavora molte ore seduto davanti a una scrivania. Buona parte di questi lavoratori manifesta la cervicalgia.

In questo caso la causa principale sembra essere la posizione dello schermo. Spesso il monitor non é posto davanti all’operatore, bensì di lato e non sempre si trova alla giusta altezza, costringendo l’operatore a una continua torsione del collo verso il display, che col tempo porta il dolore.

Un altro importante fattore sembra essere la temperatura ambientale; infatti, in ufficio spesso si lavora con l’aria condizionata che facilita l’insorgenza della cervicalgia. È stato dimostrato che le basse temperature degli uffici rappresentano il secondo grande fattore predisponente di questa patologia.

Anche in questo caso le donne sembrano essere maggiormente affette rispetto agli uomini.

Come trattare la lombalgia acuta…

Come abbiamo visto in precedenza con la dicitura “mal di schiena” si identifica un gruppo eterogeneo di fenomeni che, seppur molto diversi tra loro, conducono allo stesso sintomo che è appunto il dolore alla schiena. É proprio per questo che anche il trattamento potrà essere molto diverso in base all’eziologia.

In generale, dopo esserti rivolto al tuo medico di fiducia, tieni presente che nel caso del mal di schiena “acuto” il primo accorgimento da prendere è il riposo. In genere buona parte di questi problemi passano con un paio di giorni di riposo, evitando il sollevamento di carichi pesanti e di movimenti bruschi.

Se il dolore è intenso si può ricorrere a dei Fans o dei Coxib, su consulto medico.

… e quella cronica

Nel caso di mal di schiena “cronico”, il trattamento è diverso e più complesso.

Nei casi più lievi si può ricorrere ad una rieducazione motoria, praticando delle discipline che consentono di rafforzare la muscolatura e, allo stesso tempo, insegnano i corretti movimenti e posture per non incorrere più in questo spiacevole sintomo.
Tra le discipline più complete riportiamo lo Yoga e il Tai Chi, ma anche la fisioterapia o i massaggi.

La TECAR sta avendo un successo sempre maggiore nel trattamento del mal di schiena, così come i cerotti termici.

A livello farmacologico si possono usare Fans e Coxib, alternando periodi di trattamento a fasi di riposo.

Nel dolore neuropatico si possono usare anche gli Oppiacei.

Utilizzo delle ortesi

Nel trattamento sintomatologico hanno un ruolo centrale le ortesi.

In caso di lombalgia, si possono utilizzare dei corsetti lombosacrali che permettono sia di guidare i movimenti, sia di sostenere il peso distribuendo meglio le forze compressive.

Per quanto concerne la dorsalgia esistono dei corsetti dorso lombari che svolgono la stessa funzione; per la cervicalgia, invece, dei collari rigidi e semirigidi.

Anche per i vizi posturali si possono adottare delle ortesi che richiamino in maniera dinamica il corretto posizionamento del tronco, limitando condizioni come il dorso curvo.

Nei casi più gravi, come ernie del disco o crolli vertebrali, si può ricorrere alla chirurgia, ma è sempre bene prendere la patologia all’esordio e tentare con un approccio non invasivo.

Ecco terminato questo quadro sulla lombalgia e i diversi tipi di “mal di schiena” che possono derivare anche da particolari mansioni lavorative.

Mi raccomando, non sottovalutare mai i dolori alla schiena e rivolgiti a uno specialista che saprà indicarti il trattamento più idoneo per la tua situazione.