Sport e lesioni capsulo-legamentose della caviglia: come comportarsi

Ti ho già parlato delle distorsioni della caviglia, nell’articolo Caviglia slogata: le diverse tipologie di distorsione e come comportarsi, ma oggi voglio fare un focus più dettagliato sulle lesioni capsulo-legamentose della caviglia, in modo da avere un quadro più chiaro su questi traumi molto frequenti, soprattutto tra gli sportivi.

Mai sottovalutare una distorsione alla caviglia

Le distorsioni della caviglia rappresentano l’evento traumatico più frequente che può colpire uno sportivo.

A seconda del tipo di sollecitazione vengono interessati separatamente, o in associazione, i vari compartimenti che costituiscono l’articolazione della caviglia.

Si tratta di lesioni generalmente sottostimate, per cui la loro osservazione avviene quando già la fase acuta è stata superata. Il paziente si rivolge allo specialista a causa della presenza di una instabilità cronica post-traumatica.

La lesione del compartimento laterale: quando avviene?

La lesione del compartimento laterale si verifica praticamente in tutti gli sport, specie in quelli di contatto, dove il movimento lesivo è determinato da fattori esterni ai quali l’atleta non ha il tempo di adattarsi. La sollecitazione biomeccanica è rappresentata dal piede in equino varo supinato (cioè quando il piede è piegato verso l’interno e il basso).

Il legamento più frequentemente interessato è il peroneo-astragalico anteriore, isolatamente, o in associazione ad altri (legamento peroneo-calcaneare e legamento peroneo-astragalico posteriore).

Le caratteristiche di una lesione del compartimento laterale

Da un punto di vista clinico una distorsione del compartimento laterale è caratterizzata da una tumefazione perimalleolare esterna. La tumefazione è dovuta alla lesione di un piccolo vaso arterioso contenuto nel legamento peroneo-astragalico anteriore.

Il primo sintomo che si percepisce dopo questa distorsione, a seconda dell’entità della lesione, è la difficoltà più o meno marcata a poggiare il piede al suolo, tanto da rendere necessario l’utilizzo di stampelle.

Gli elementi tipici che differenziano questa lesione sono:

  • edema
  • ecchimosi
  • dolore
  • difficoltà a eseguire semplici movimenti di flesso-estensione della caviglia fuori dal carico
  • alla palpazione, si evidenzia un dolore nella sede dei legamenti interessati.

Come e quando effettuare una diagnosi medica

I test clinici per la valutazione della lassità articolare non possono essere eseguiti in una fase acuta della lesione.  Questo perché il dolore e la relativa contrattura potrebbero impedire una corretta valutazione.

Alla diagnosi clinica si deve associare una valutazione strumentale. In prima istanza è bene effettuare una radiografia per escludere la concomitante presenza di fratture e una ecografia (da eseguire a 48 ore dal trauma) che permette di valutare la continuità delle strutture legamentose.

La TC (tomografia computerizzata) o la RMN (risonanza magnetica nucleare) si eseguono nei casi di sospetta frattura occulta o per valutare danni a carico dell’articolazione sottoastragalica.

I tipi di trattamento a seconda della lesione

I trattamenti conservativo o chirurgico dipendono dall’entità della lesione.

  • Lesione di basso grado

Nelle lesioni di basso grado è sufficiente un breve periodo di riposo (carico protetto dall’uso di stampelle) con eventuale utilizzo di una cavigliera graduale e di terapia analgesica (ghiaccio e anti-infiammatori).

  • Lesione legamento senza interruzione completa delle strutture

Nelle lesioni legamentosa senza interruzione completa delle strutture è opportuno un periodo di immobilizzazione iniziale con astensione completa dal carico per 10-15 giorni. Successivamente è utile l’impiego di una cavigliera rigida per limitare le sollecitazioni dei legamenti interessati.

  • Lesioni di terzo grado

Nelle lesioni di terzo grado, invece, si è soliti effettuare un trattamento provvisorio con gesso o compressivo con benda elastica per 5-7 giorni per rivalutare a “freddo” il danno e stabilire, sulla base dell’eventuale presenza di lassità legamentosa, il più idoneo tipo di trattamento (chirurgico o conservativo) che dipenderà anche dal livello di attività del paziente.

A distanza dall’evento traumatico dovrà essere praticata una idonea ripresa riabilitativa specie per quanto riguarda la propriocezione.

La lesione del compartimento mediale: quando si verifica?

La lesione del compartimento mediale può interessare il solo strato superficiale (tibio-navicolare, il tibio-calcaneare ed tibio-astragaleo posteriore) o anche quello profondo.

Sono lesioni più rare che si verificano per movimenti di talo-pronazione e talo-eversione (cioè quando il piede si piega verso l’esterno). Spesso associate a lesioni della sottoastragalica e della pinza tibio-peroneale.

Questi traumi, spesso sottostimati, possono compromettere, se non correttamente trattati, non solo le attività sportive, ma anche le comuni attività quotidiane, specie se associate a instabilità della sottoastragalica.

Sintomatologia e diagnosi della lesione del comparto mediale

La sintomatologia e la clinica sono sovrapponibili a quelle descritte per il compartimento esterno, se non per la sede diversa e per il dolore che, generalmente, è minore.La diagnosi clinica viene ancora una volta supportata dalle indagini strumentali.

Il trattamento delle lesioni lievi è conservativo, quello delle lesioni gravi, chirurgico di ricostruzione capsulo-legamentosa o di immobilizzazione lunga con tutore che impedisce la rotazione esterna del piede per 30-45 giorni.

Quando è possibile riprendere l’attività sportiva?

La ripresa è generalmente molto più lenta rispetto ad analoga lesione del compartimento esterno e comporta una attenta riabilitazione del muscolo tibiale posteriore e dei muscoli flessori con tutore di sostegno per compartimento mediale e/o taping.

I tempi di ripresa vanno da qualche settimana per le lesioni lievi fino a 4 mesi per lesioni più gravi.

Meno frequenti sono le lesioni del compartimento posteriore, le lesioni del compartimento anteriore e le alterazioni della sindesmosi tibio-peroneale.

Ma per oggi mi sembra che possa bastare! Mi raccomando fai attenzione a come metti i piedi e se, a causa di un movimento sbagliato, accusi un dolore prolungato alla caviglia, rivolgiti a uno specialista.